[Running] Il "non" Passatore 2015

Raccontare questa esperienza non è facile. E' stato un week-end molto intenso non solamente dal punto di vista sportivo. Ci sono gare che restano "molto intime e profonde" e questa lo è particolarmente essendo un viaggio

Sabato 30 Maggio - Il grande giorno:  La sveglia suona presto. Il tempo di sistemare le ultime cose ed una colazione abbondante ci si dirige verso l'autobus per Firenze. Il viaggio sembrava infinito e probabilmente lo  è stato davvero. Una cosa è certa: tornare a piedi sarà più semplice! Almeno, così credevo!

La "100Km del Passatore" non è una gara. La "100Km del Passatore" è un viaggio con noi stessi e ti porterà a conoscere una parte del proprio io che non si credeva di avere.

La distanza è tanta e con l'aumentare di essa anche gli imprevisti aumentano. Si affrontano strade nuove, temperature che variano e si condivide la fatica con "perfetti sconosciuti" che come te sono lì per lo stesso sogno: la piazza di Faenza.

Cosa dire di questo "grande ma non completo" viaggio? Emotivamente ero tranquillo e rilassato. Non mi spaventava l'idea di confrontarmi con me stesso per diverse ore e "scoprire quanto è profonda la tana del bian coniglio " perchè fiducioso nella mai preparazione.  Ero in ansia da partenza. Lo stare fermi mi segnava lo scorrere del tempo. L'orario si avvicina. Ho fatto tre telefonate a cui tenevo prima del via dicendo "a domani" in tutta tranquillità.

Entrare in griglia è come la coda al check-in dell'aeroporto. Il via non è una corsa, ma il decollo seguito dal viaggio e poi dall'atterraggio. La strada scorre sotto i piedi ed anche il tempo. Si cominciano ad incontrare i primi volti amici e ci si saluta. Le strade sono affollate in un mix di bici, gente e macchine che sostiene/accompagna noi runners.

Il caldo si sente già dalla partenza e sulla prima salita aumenta. Non si brontola, questo è parte del viaggio,  mentalmente attendo la sera per il calo della temperatura ed in seguito la notte per indossare la mia frontale. Non devo correre con la testa, il tempo è fuori dal mio controllo e devo attendere il suo scorrere naturale. Un passo alla volta con le gambe ed uguale con la mente. Piccoli obbiettivi vicini ed andiamo a prenderli.

Tutto scorre al meglio, un passo alla volta e la salita della Colla si avvicina. Ormai è quasi realtà e siamo al suo imbocco. Il viaggio è nel pieno ed ora ha da affrontare la parte più dura. Il motore è a pieno regime ed a consumo nullo.

Una cosa ho imparato negli ultimi anni. La preparazione serve fatta bene, ma conta anche avere una gran dose di fortuna. All'imbocco della parte soft della Colla questa è venuta a mancare. Integro liquidi al ristoro ed il tea mi inchioda tutto. Credo una congestione o qualcosa di molto simile. Ho brividi di freddo nonostante il caldo alternati a scalmane.  Da questo momento il mio aereo è in pieno stallo ed ora il viaggio sarà più complicato da gestire.

Per non consumare troppo il motore decido di rallentare e dargli il tempo di sistemarsi. Nulla da fare, ormai la vera salita è davanti a me e dovrò affrontarla non nelle migliori condizioni. Una salita che molto probabilmente ho "sottovalutato" credendola più semplice. Una salita che non ho forse percepito realmente per la sua difficoltà. La sola certezza è l'averla percepita per quello che mi ha voluto trasmettere ed insegnare.

Non riesco più ad idratarmi o integrare come dovrei. Mi devo "violentare" per mandare giù qualsiasi cosa. La salita è lunghissima e la percezione di quello che sta attorno aumenta in maniera esponenziale. Anche l'impatto del piede che camminando tocca terra viene percepito dalla mia mente come un colpo secco da volata con le A2 ultra secche.

Arriva circa metà della salita e dentro me succede una cosa che mai mi sarei aspettato. Mi devo sedere per cercare di attenuare i dolori. Tolto lo zaino e prendo il cellulare. Apro whatsapp per mandare un messaggio e cercare conforto nella risposta. Prima di partire mi guardo anche delle fotografie salvate e tenendole davanti alla mente riparto verso l'alto.  Da qua in avanti è successo l'impensabile. Alternavo momenti di  camminata corsa a momenti in cui mi sono rifugiato in whatsapp per trovare tranquillità.

La cima arriva dopo una "lunga agonia" e qua il grande dilemma: mi fermo? non ho idea. La sola certezza è ciò di cui ho bisogno: cambiarmi e nutrirmi. Mentre mi cambio parlo con amici e racconto la disavventura. Mi "trascino" verso il ristoro e lì con 3 o 4 o infinite tazze di brodo caldo mi stabilizzo e riprendo l'appetito. Svuoterò il ristoro al passo e molto probailmente ci sarà la mia foto con "Wanted" per evitare ancora il mio passaggio. Torno in whatsapp e scrivo che riparto o meglio che provo a ripartire.

Con la discesa davanti la ripresa è più facile. Avevo fatto il pieno di carburante e la digestione non risentiva avendo la discesa come aiuto. Il fisico torna a stare bene, ma non posso abusarne ora. Ho da fare poche cose adesso verso di lui: rispettarlo, tenerlo a regime, tenerlo a consumo ridotto ed a pieno carburante/liquidi.

La frontale è già in posizione e la luce che esce mi mostra la strada che andrò a percorrere. Da qua comincia la parte più bella di tutto il viaggio: la notte! La temperatura è ancora alta per essere sera tardi/notte, ma almeno si respira. Lo sguardo verso l'alto ed una luna strepitosa. Arriva il ristoro attorno al 60° e mentre mi fermo prendo nuovamente in mano whatsapp per dire che sto meglio e cercare sostegno. Lasciare quella luna in cielo solo per me era uno spreco, una foto e poi la si manda via messaggio. Si saluta e si torna a correre. Il viaggio prosegue, le gambe stanno bene ed il fisico anche. Mi isolo da tutto sino al 70°km quando aggiorno via whatsapp  che sto bene e dove sono. Momenti e messaggi unici difficili da dimenticare in un viaggio così profondo.

Arrivo verso il 75°  e qua la fortuna mi abbandona. Al ristoro bevo acqua e non roba calda. Torno di nuovo in stallo e nonostante mi trovo in una zona facile da correre non lo è più. Sento il serbatoio svuotarsi rapidamente e nuovamente ho difficoltà a bere o mandare giù qualsiasi cosa. Le percezioni dall'esterno diventano più difficili e cerco di reggerle mentalmente. Il colpo di grazia è stata una "sosta per campi" che mi ha svuotato letteralmente.

Conosco il mio fisico, la mia mente ed i miei muscoli. Percepivo realmente il loro stato e quando è arrivato il ristoro al km82 circa la decisione è stata razionalmente presa: io mi fermo! E' stata una scelta coraggiosa  e non facile a "solamente" 18km dal traguardo, ma sapevo che andare oltre era un vero abuso e nulla di più. La mia prima 100km la voglio ricordare per altri motivi, non per essermi distrutto senza ascoltare il mio corpo quando mi ha parlato in modo chiaro e deciso. Apro whatsapp   per l'ultima volta in corsa ed avviso della mia decisione.

Fermo il cronometro sull'ambit3, tolgo lo zaino, tolgo il pettorale e mi cambio. Salgo in macchina del mio amico e comincio a dormire. Ora sono fuori dal viaggio. Mi sono fermato prima del vero arrivo, ma per me l'arrivo è stato quello.

A distanza di giorni non ho nulla da recriminarmi. So di "avere viaggiato" al meglio sia nei momenti si e soprattutto in quelli no. Ho avuto modo di guardarmi dentro e di capire molte cose e confermarne altre.  Questo viaggio mi ha cambiato dentro più di ogni altra esperienza sulla lunga distanza.

Caro passatore 2015 : hai vinto te ed al 82 mi sono ritirato! la preparazione è stata ottima e correvo da favola, ma quando non è giornata inutile fare lo zombie!

Un grazie a tutti gli amici che mi sono stati vicini in particolare ad una persona ... mi hai fatto molta più compagnia di quanto immagini ... GRAZIE ;)

Ora non mi resta che recuperare al meglio e con calma e poi attendere il 2016 per rivivere l'esperienza del Trittico di romagna che - per quanto mi riguarda - non sono state solamente tre corse. Per me hanno significato molto di più ;)

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