[Trail] Electric Trail - By Sofia S.

Racconto dell'Amica Sofia S. dal titolo "Ne vale la pena?" 

Ho partecipato all'Electric Trail.

Prima di partire ci stringiamo tutti dietro al gonfiabile, siamo imbacuccati per la pioggia e il freddo, un po' impauriti per quello che avremmo trovato sul percorso, visto che pioveva e non sembrava voler smettere.
E' un timore quasi gradevole, perchè sappiamo che, nonostante il brutto tempo, è sempre bello farsi una corsa in natura.
- Come si può definire questa emozione?

Sono con Alessandra alla sua prima esperienza trail; ci conosciamo poco, abbiamo un caro amico in comune e quando ho saputo che si era iscritta al trail, le ho chiesto di andare con lei.
Attendiamo la partenza sotto un tendone e chiacchieriamo con alcune persone mai viste prima ed altre viste sempre e solo ai trail; non conosco i loro nomi ma solo per il fatto di esserci già visti ad altri trail, ci salutiamo sempre calorosamente.
- Come si può definire questo senso di condivisione?

Non so cosa dire alla mia compagna di avventura per darle un'idea di quello che troverà in gara, decido di non anticiparle nulla e mi assicuro solo che abbia tutto il materiale necessario per affrontare i 33km più agevolmente.
Piove, fa freddo, la gara è un po' troppo lunga rispetto alla nostra preparazione, ma in cuor mio sono convinta che apprezzerà l'avventura.

Partiamo.
I partecipanti del trail più corto (che parte dopo mezz'ora) fanno un corridoio e noi passiamo in mezzo. Ci incitano e ci guardano sorridenti.
Ci guardano quasi con ammirazione, sembrano pensare "quando sarò grande anche io farò un trai lungo".
Prime centinaia di metri di corsa e poi salitone.
Si inizia con 600m di dislivello in meno di 3km.
Ognuno ha il suo ritmo e sento che qualcuno dietro di me va più spedito, accosto e lascio passare e così avviene quando io arrivo alle spalle di qualcuno un po' più lento.
Alessandra ha un buon passo e superiamo alcune persone. Una ragazza sembra affaticata e le chiedo se va tutto bene, mi dice che non è giornata e si sente un po' stanca, ma pian pianino arriverà.
Al termine della salita siamo abbastanza provate, ci guardiamo e sorridiamo, è finita, ora si scende un po'.
Alessandra scivola e cade, batte chiappa e gomito e sente fastidio alla spalla. Si fermano dei ragazzi ad aiutarci, tutti quelli che passano rallentano e si assicurano che vada tutto bene. Ale è un po' dolorante per la botta, ma è una roccia e decide di continuare.
Si sale e si scende, c'è molto fango, pietroni scivolosi, dobbiamo essere prudenti.
Purtroppo il panorama è nascosto dalla foschia delle nuvole basse, ma i sentieri nei boschi riescono ad essere magici anche con la pioggia.

I volontari sul percorso sono raggi di sole, sorridono, ci incitano, ci ristorano, ci invitano a prestare attenzione al percorso.
Li salutiamo e li ringraziamo tutti, ma proprio uno per uno ad ogni ristoro e ad ogni bivio segnalato.

Abbiamo scelto un trail "un po' troppo lungo" per entrambe, perchè entrambe dopo 3 settimane vorremmo partecipare ad un trail ancora un po' più lungo.
Quindi sappiamo per certo che dobbiamo gestire le energie e che, in ogni caso, arriverà un momento in cui la fatica ci metterà alla prova.
Ed il momento arriva.
Siamo stanche. Camminiamo, mangiamo qualcosa, diamo un'occhiata al profilo altimetrico per capire meglio quello che ci aspetta e continuiamo un passo alla volta.
Siamo serene.

Affrontiamo discese tecniche, con piedi, mani e chiappe; sono passate 6 ore e arriviamo ad un punto con corde, volontari imbragati (anche loro lì da oltre 6 ore) e una parete inclinata di roccia scivolosa.
I ragazzi sono protettivi e rassicuranti, mi prendono per mano e mi fanno superare l'ostacolo.
L'unica frase che riesco ad articolare: "questo è l'apice della mia giornata!"
Dopo la discesa fantozziana mi sento come una ragazzina dopo la sua prima volta sull'ottovolante..."fico! Lo rifacciamo?!??"
- Come si può definire questa ebbrezza?

Li ringraziamo e proseguiamo.
Nei trail capita quasi sempre di essere incerti sulla distanza percorsa e su quella ancora da percorrere.
Un po' perchè gli organizzatori sono spesso vaghi (mi sono iscritta al trail da 30km, ma la mail di conferma parlava di 34km e il profilo altimetrico diceva 33km...) e un po' perchè i satellitari ogni tanto sballano quando c'è il dislivello.
Sono passate quasi 7 ore, arriviamo su una strada asfaltata e vediamo un ristoro. Non è rassicurante: se ci hanno messo il ristoro vuol dire che il traguardo non è vicino.
Camminiamo, corricchiamo, Alessandra è ancora così lucida da elencarmi i paesi che mancano a Pont Saint Martin.
Io sono ammirata dal suo spirito e dalla sua energia contagiosa.
La strada sale e ci viene da ridere, anzi, ridiamo proprio, gli organizzatori hanno scelto di farci "sentire" il percorso fino all'ultimo metro.
...in lontananza sentiamo lo speaker che ha ancora la voglia di celebrare i corridori che tagliano il traguardo, continuiamo quasi per inerzia.
Manca poco, Ale tira fuori la bandiera dei Podisti da Marte, la apriamo tra noi e dopo 7h20 arriviamo!
La sensazione è sempre la stessa: stanchissime e felici.
Il pensiero è sempre lo stesso: ne è valsa la pena.

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