[MTB] La lezione di "quel" giorno

Ieri, mentre leggevo "Ciclismo: Pro e Contro" sul blog di Francesca, mi è venuta in mente una piccola nota extra al suo post e di conseguenza ho pensato ad un fatto che mi ha segnato durante la mia vita in Mountain Bike. Non è un fatto recente, risale esattamente alla data del 08/08/2005. Vi chiedete coma mai lo ricordo? Semplice, lo avevo scritto in un mio vecchio blog e non sò come l'ho recuperato. Ecco, quanto scrissi quella notte quando erano le 00.27.28 del 09/08/2005 ...


Già ... purtroppo l'ho imparata a mie spese.

Oggi parto alle 2 da trezzo d'adda circa e tranquillo tranquillo io e la mia piccola arriviamo in cima al monte canto. stò x scendere e non mi ricordavo più quale fosse il sentiero. così ho chiamato il mio amico e me lo son fatto spiegare.

Evidentemente ho toppato qualcosa nel metter in pratica il tutto (è un bivio unico) e mi son ritrovato su un sentiero da farsela addosso molto brutto e messo anche male come fondo. Alcuni tratti erano anche impedalabili.

Non sapevo dove fossi e nemmeno dove stessi andando. Sapevo solo una cosa. NON potevo sbagliare nulla. Ero da solo e se mi succedeva qualcosa non mi avrebbero trovato molto facilmente ammesso che mi trovassero.

Ad un certo punto ho anche seriamente pensato più volte di non farcela a venir giù da quella parete. Ho stretto i denti e ho deciso. Il primo sentiero che punta in basso lo faccio. Voglio scendere anche a costo di fare tutto il rientro stile bitumaro. Così ho fatto e fortunatamente era un sentiero che portava ad un punto che era utile anche x il rientro a casa.

Cosa ho imparato oggi?

MAI FARE SENTIERI CHE NON SI CONOSCO DA SOLI!

Ma siccome non tutto il male viene (solo) per nuocere ho riflettuto sul cosa mi preoccupava di più lù fuori e finalmente sono riuscito (quasi) a metter in ordine i pezzi del "puzzle della mia vita" e mi son fatto un quadro chiaro di ciò che desidero davvero.

Ragazzi, io lo ammetto. Son stato davvero fortunato e posso raccontarla e ripensarci. State attenti...promesso?

Se ci ripenso ora, ho due visioni differenti e totalmente opposte:

  1. Mi viene da ridere per quello che ho scritto, erano emozioni sincere e vive in quel momento. Ora però la vivrei diversamente, forse con una piena dose di eccitazione allo stato puro

  2. Bel sentiero, un serpente tecnico e pericoloso ... ok ... speriamo di ritrovarlo!


Cosa è cambiato dentro me da quel giorno? Un sacco di cose ... non lo nego. La cosa più bella è che ora vado a cercarmele queste situazioni.

Ma torniamo a noi, come mai tutto questo post? Quando Francesca dice:

La componente fun del ciclismo aumenta ulteriormente nella mountain bike, dove il contatto con la natura selvaggia e la componente tecnica che occorre per dominare i sentieri sterrati rendono il tutto ancor più affascinante e divertente.
Chi ama la natura e lo sport dovrebbe davvero provarla la mountain bike, sono esperienze senza precedenti!

Come nella corsa, la parte superiore del corpo non è allenata a sufficienza, salvo nella mountain bike dove per guidare la bici in discesa occorrono muscoli più sviluppati, anche se molto meno rispetto a ciò che il nuoto può offrire.
Ecco qua il punto. Nella mountain bike bisogna avere

  1. Una mente molto più forte che nel ciclismo su strada. Se succede qualcosa non si è in un posto di passaggio. Si è su una montagna e bisogna prevedere che può andare male qualcosa. Il punto di forza è la mente, persa quella si è mandato a puttane l'allenamento. La calma è TUTTO ed il sangue freddo anche. Se perdiamo questi due elementi rischiamo, anzi è certo, che perdiamo anche un altro elemento molto importante ovvero la lucidità e la prontezza di riflessi. Persi questi due elementi in una situazione non semplice, possiamo mettere a rischio davvero la nostra vita e quella di chi si allena con noi. Chi ha fatto mountain bike sà esattamente a cosa mi riferisco. Il fondo sterrato è pericoloso molto più di quanto è bello e la natura NON và mai sottovalutata per nessun motivo al mondo!

  2. Una muscolatura superiore molto più sviluppata. Le discese distruggono le braccia ed inoltre la posizione del fuorisella è molto stancante per le braccia. Anche percorrere una traiettoria può non esser molto semplice in condizioni normali ...



Non è raro nemmeno vedere mountain biker che amano solo i tratti in discesa, tra l’altro molto pericolosi se ci cerca il limite, e disdegnano i tratti in salita percorsi a passo di lumaca.
Conosco la tipologia ... anche se personalmente la salita mi affascina anche se non sono uno scalatore. Mi piace dover conquistare una vetta anche perchè sò cosa si prova quando bisogna scendere!

L’ultimo svantaggio del ciclismo rappresenta la pericolosità, intesa come probabilità di cadere rovinosamente. La prudenza nel ciclismo è fondamentale, sia quando si pedala in pianura, che soprattutto lungo le discese dove è facile farsi prendere la mano e incorrere in pericolose scivolate.
La caduta è un elemento del nostro sport, sappiamo quali sono i rischi e se affrontiamo questa disciplina è perchè li accettiamo. Sappiamo che possono derivare da nostri errori o da errori altri. Ho fatto diverse cadute e non tutte per colpa mia. Son caduto per l'indecisione, son caduto per un problema meccanico al mezzo lungo uno strappo sterrato ma soprattutto una caduta voglio citare. Nella frase sopra è scritto "lungo le discese dove è facile farsi prendere la mano" ebbene sappiate che farsi prendere la mano a volte è un bene. Questo non vuol dire andare ad ammazarsi, voglio solo dire che se quella volta non avessi rallentato per l'indecisione su una traiettoria avrei "sfondato" la radice passandole sopra e non mi avrebbe fermato lei.

La prudenza è ancora più importante nella mountain bike, dove l’assenza di protezioni rende ogni caduta una probabile causa di fratture: i biker amanti del fuoristrada, dunque, dovrebbero sempre praticare i percorsi a velocità di sicurezza, non cercare mai il limite, ed eventualmente utilizzare protezioni per gli arti superiori e inferiori qualora il rischio di cadute non sia minimale.

Quanto segue è una mia visione personale del fatto, voi vedetela e fate come vi pare. Io parto da un presupposto semplice. Se esiste un limite è per esere superato. Se ho imparato ad essere un buon discesista in mountain bike, almeno un tempo lo ero e spero di tornare ad esserlo, è solo perchè ho osato sempre di più. Mi son misurato con terreni diversi, condizioni meteo diverse, avversari e compagni d'allenamento diversi. Non a caso, i miei miglior tempi su una discesa li ho fatti con il fango in condizioni critiche (la ruota era dentro sino al cerchione ed i primi 2 cm dei raggi) e la pioggia violenta. Chiedete ai testimoni ... Tita, Roby .... dove siete? Le protezioni le si compra all'inizio e "servono" più che altro per una questione mentale. Poi, quando davvero servirebbero, uno prende confidenza col mezzo diventando un unico corpo e le lascia a casa. E' lì che si dà il tutto e per tutto in una discesa. Ogni discesa è un vero e proprio esame. Non si è promossi o bocciati, si può dire vivi o morti a volte. Diciamo che nella maggior parte delle volte si è o intatti o con qualche cicatrice di battaglia in più. E' la vita del mtb-biker, non esiste nulla di più bello!



E con questo ... ho finito ... se avete commenti da fare e/o considerazioni extra da aggiungiere sarò ben contento di leggerele :)

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